Detenuto morto nel carcere di Pordenone, l’autopsia: fatale l’inalazione dei fumi

L’autopsia sul giovane detenuto 19enne morto nel carcere di Pordenone.

È stata l’inalazione dei fumi sprigionati dall’incendio del materasso a provocare la morte del detenuto di 19 anni trovato senza vita la scorsa settimana nella propria cella del carcere di Pordenone. È quanto emerso dall’autopsia eseguita oggi, martedì 25 agosto, dal medico legale Antonello Cirnelli.

Secondo quanto accertato durante l’esame, il giovane avrebbe sviluppato una grave insufficienza respiratoria in seguito alla prolungata esposizione ai prodotti della combustione. Un elemento ritenuto particolarmente significativo riguarda la presenza di fuliggine nella trachea e nei polmoni, circostanza che confermerebbe come il ragazzo abbia respirato il fumo per un periodo non trascurabile dopo aver appiccato il fuoco al materasso della cella.

All’autopsia erano presenti anche l’avvocato difensore Esmeralda Di Risio, la consulente nominata dalla difesa dei cinque agenti di polizia penitenziaria indagati e i carabinieri.

Sotto esame i tempi dei soccorsi

L’attenzione degli investigatori si concentrerà ora sulle immagini registrate dalle telecamere del carcere, considerate fondamentali per ricostruire con precisione quanto avvenuto e, soprattutto, per verificare i tempi e le modalità dell’intervento dei soccorsi.

I cinque agenti risultano indagati nell’ambito dell’inchiesta con l’ipotesi di cooperazione in omicidio colposo omissivo. Gli accertamenti dovranno chiarire se, dopo lo sviluppo dell’incendio nella cella, vi siano stati eventuali ritardi o omissioni nell’intervento e se questi possano aver avuto un ruolo nell’esito mortale. Nelle prossime ore la Procura potrebbe concedere il nullaosta per la restituzione della salma alla famiglia. Il corpo del 19enne sarà quindi trasferito in Egitto, suo Paese d’origine, dove è prevista la sepoltura.