Caso di Hantavirus in Friuli, guardiacaccia della Valcellina ricoverato in ospedale

Un guardiacaccia trentenne della Valcellina è stato ricoverato all’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone dopo aver contratto un’infezione da hantavirus. L’uomo si era presentato al pronto soccorso con febbre alta e disturbi intestinali. Gli accertamenti hanno identificato il ceppo europeo Dobrava-Belgrade, trasmesso dai roditori selvatici ma non contagioso tra esseri umani.

Il paziente non aveva effettuato viaggi all’estero. Gli epidemiologi stanno quindi cercando di ricostruire il luogo e le circostanze dell’esposizione, che potrebbe essere avvenuta durante la sua attività professionale in ambiente boschivo.

Il virus individuato è differente dall’hantavirus Andes, responsabile di focolai registrati in Sud America e capace, in alcune circostanze, di trasmettersi tra persone. Nel caso diagnosticato a Pordenone, invece, non risultano rischi di contagio per familiari, operatori sanitari o popolazione.

La diagnosi formulata in pochi giorni

L’uomo è arrivato in ospedale sabato con febbre elevata e dissenteria. Il quadro clinico, le alterazioni emerse dagli esami di laboratorio e le informazioni relative alla sua attività lavorativa hanno portato rapidamente gli specialisti a sospettare un’infezione da hantavirus.

Il trentenne, lavorando come guardiacaccia, frequenta abitualmente boschi e aree montane dove può entrare in contatto con ambienti contaminati dagli escrementi dei roditori selvatici. Il sospetto diagnostico è stato formulato già lunedì e la conferma di laboratorio è arrivata il giorno successivo.

Come avviene il contagio

La trasmissione avviene principalmente attraverso l’inalazione di particelle contaminate da urine, feci o saliva di roditori infetti. Queste particelle possono disperdersi nell’aria, soprattutto all’interno di edifici rurali, rifugi, depositi o altri locali chiusi frequentati dai topi.

Il rischio riguarda quindi soprattutto le persone che, per motivi professionali o personali, frequentano boschi, zone montane, stalle, fienili e strutture rurali.

Nelle prime fasi del ricovero il paziente era stato posto in isolamento, adottando tutte le precauzioni previste per un’infezione della quale non era ancora stata individuata l’origine. Una volta identificato il ceppo Dobrava-Belgrade ed esclusa la trasmissione interumana, l’uomo è stato trasferito nel reparto di Medicina d’urgenza.

Le condizioni del trentenne

Le condizioni del trentenne continuano a essere attentamente monitorate. Parallelamente, i sanitari stanno verificando se altre persone possano aver condiviso la stessa esposizione ambientale.

La segnalazione è stata trasmessa all’Istituto superiore di sanità. Il virus sarà inoltre sottoposto a sequenziamento genomico, un’analisi che permetterà di precisarne le caratteristiche, ricostruirne l’origine e confrontarlo con altri hantavirus già conosciuti.