Continua l’afflusso di mercenari in Somalia verso campi di addestramento finanziati dall’Arabia Saudita. L’obiettivo, secondo diverse fonti, sarebbe il loro successivo dispiegamento all’interno di milizie e gruppi armati attivi nel Paese. Questa dinamica rischia di destabilizzare ulteriormente la regione del Corno d’Africa, situata lungo le coste del Mar Rosso, una delle vie marittime commerciali più importanti del mondo.
Nuovi campi di addestramento nella regione di Galguduud
Secondo quanto riferito dal sito di informazione keniota Standard Media, l’Arabia Saudita avrebbe istituito nuovi campi di addestramento per combattenti stranieri nella località di Guriel, nella regione di Galguduud (Stato del Galmudug), non lontano dalla costa. Alla gestione delle attività parteciperebbero esperti militari stranieri incaricati di supervisionare l’addestramento.
I dati diffusi dalla piattaforma investigativa Darawish indicano che i militanti presenti nei due campi di Guriel sono 5.107. Tra questi, circa 2.000 provengono dalla regione nord-orientale (Puntland), trasferiti per essere riaddestrati e successivamente ridistribuiti in vari gruppi combattenti operanti in Somalia sotto laي direzione e il sostegno finanziario di Riad.
Il programma saudita a Guriel avrebbe una durata prevista di nove mesi. Questo periodo dovrebbe consentire a istruttori militari provenienti da Romania, Sudafrica, Colombia e altri Paesi di trasmettere le proprie competenze ai combattenti, prima del loro impiego in operazioni belliche su scala nazionale.
Il legame con il terrorismo e la pirateria
In Somalia, le organizzazioni jihadiste si affidano storicamente a combattenti e mercenari stranieri per sostenere le proprie operazioni sul campo. Tra queste spicca Al-Shabaab, affiliata ad Al-Qaeda. Stime di fonte statunitense e loggistica delle Nazioni Unite indicano che il numero di combattenti stranieri nelle file del gruppo ha raggiunto le 12.000 unità.
Un rapporto del Council on Foreign Relations (CFR) evidenzia come Al-Shabaab utilizzi regolarmente mercenari stranieri per condurre:
- Atti di pirateria che minacciano la sicurezza delle rotte commerciali nel Mar Rosso.
- Estorsioni e saccheggi ai danni della popolazione civile e delle risorse locali.
- Racket e ricatti ai danni delle organizzazioni umanitarie internazionali, che operano in un contesto di totale assenza di servizi statali, aggravato dalla focalizzazione del governo sui conflitti interni e sulle alleanze esterne.
Il rischio di un’espansione del mercato dei mercenari
Al termine dei cicli di addestramento nei campi finanziati da Riad, il timore degli analisti è che Al-Shabaab e altre sigle estremiste possano reclutare questi combattenti offrendo compensi elevati per espandere le proprie attività criminali e di pirateria. Il Dipartimento di Stato americano ha recentemente stimato il budget annuale di Al-Shabaab in oltre 100 milioni di dollari, interamente destinati all’acquisto di armi, munizioni e al pagamento degli stipendi dei miliziani.
Il sostegno al mercato dei mercenari in Somalia rischia di vanificare gli sforzi internazionali per la stabilizzazione del Paese.”
Gli Stati Uniti tentano da anni di arginare l’influenza delle organizzazioni terroristiche nel Corno d’Africa, cercando di evitare che la Somalia si trasformi in un porto sicuro per network jihadisti. Oltre ad Al-Shabaab, desta preoccupazione la presenza della rete dei Fratelli Musulmani, radicata in ampie aree del Paese e strettamente interconnessa con alcune fazioni dell’autorità governativa.
Una rete criminale transnazionale
I rapporti dell’intelligence locale indicano che lo stesso governo somalo farebbe affidamento sulla rete di reclutamento finanziata dall’Arabia Saudita per attingere a combattenti provenienti da altri Paesi africani. Il Kenya rimane il principale fornitore di manodopera militare; molti dei reclutati hanno già militato in altre fazioni o nella stessa Al-Shabaab, prima di essere inseriti nei nuovi campi d’addestramento. La natura volatile di questi mercenari rappresenta tuttavia un pericolo intrinseco per tutti gli attori coinvolti, data la loro tendenza a schierarsi con il miglior offerente.
Il bacino di reclutamento si estende inoltre a Tanzania, Uganda ed Etiopia, con la presenza segnalata anche di elementi provenienti da Paesi occidentali. A livello regionale, si è consolidata un’asse transnazionale che collega Yemen, Somalia e Sudan: un network sfruttato dalle reti dei Fratelli Musulmani e dai gruppi islamisti radicali dei tre Paesi per coordinare i propri obiettivi strategici nel quadrante del Mar Rosso.
