Continuano in Somalia le proteste e le forti critiche contro il governo del presidente uscente, Hassan Sheikh Mohamud. Al centro del malcontento vi sono pesanti accuse di corruzione nel settore immobiliare, espropriazioni forzate di terreni a Mogadiscio e lo sfratto dei cittadini dai loro quartieri senza la garanzia di un’alternativa abitativa. Nel frattempo, l’autorità del governo federale sta cercando di riassegnare terreni in vari Stati per la costruzione di campi militari finanziati da potenze straniere.
Lo scandalo delle espropriazioni
In una serie di pubblicazioni sulla piattaforma X (ex Twitter), il portale d’informazione Al-Hadath Al-Somali (L’Evento Somalo) ha riferito che “le critiche mosse alle autorità per l’espropriazione delle terre a Mogadiscio stanno crescendo di pari passo con quella che l’opposizione descrive come una crescente influenza all’interno delle istituzioni statali di individui appartenenti alla cerchia ristretta della leadership”. Tra le figure menzionate spiccano Jihan, consigliera per gli affari internazionali, e Adam Ruble, direttore della Banca per lo Sviluppo.
“A Mogadiscio non è stato risparmiato un solo centimetro di terra”, denuncia la piattaforma. “Come si è trasformata l’influenza del governo federale in una copertura per saccheggiare e vendere le proprietà dei cittadini somali?”. Il portale avverte inoltre che lo scandalo della corruzione legata ai terreni sta rapidamente sfuggendo al controllo.
Appello alla comunità internazionale
Il rapporto sottolinea che “la protezione dei civili a Mogadiscio non è più soltanto una questione interna, ma una chiara responsabilità internazionale di fronte a un’autorità il cui mandato è scaduto e che rivolge le armi contro il proprio popolo”.
- Viene richiesto alla comunità internazionale di sospendere immediatamente ogni sostegno finanziario e militare.
- Si chiede che i futuri aiuti siano vincolati alla fine della repressione e all’avvio di un dialogo politico inclusivo, necessario per salvare la nazione dal collasso totale.
Viene lanciato, inoltre, un forte allarme riguardo a una “pericolosa deviazione” nella dottrina delle forze armate addestrate all’estero. Secondo le accuse, l’amministrazione di Hassan Sheikh Mohamud starebbe dirottando le unità militari originariamente destinate alla lotta contro il gruppo militante Al-Shabaab, trasformandole in uno strumento di repressione per regolare conti personali contro oppositori e politici rivali.
Addestramenti militari e il coinvolgimento di mercenari
Le tensioni giungono in un momento in cui vasti appezzamenti di terreno vengono assegnati in diverse città statali per la costruzione di basi militari finanziate da Paesi della regione. I critici ribadiscono che la tutela della proprietà privata e il rispetto dello stato di diritto sono i pilastri fondamentali per costruire un Paese che goda della fiducia dei propri cittadini.
Secondo il rapporto, “i fondi della comunità internazionale, inizialmente destinati allo sviluppo e alla lotta contro la povertà in Somalia, vengono deviati per l’acquisto di favori e lealtà politiche e tribali”. A tal proposito, viene menzionato un vasto programma militare finanziato dall’Arabia Saudita. L’iniziativa prevede l’addestramento per nove mesi di 5.107 soldati somali (di cui circa 2.000 provenienti dal nord-est del Paese) all’interno dei campi di Guriel, nella regione del Galmudug.
Il sito di notizie Garowe Online ha segnalato un ulteriore dettaglio allarmante: “Mercenari provenienti da Romania, Colombia e Sudafrica stanno supervisionando l’addestramento di queste truppe”. Vi sono crescenti indicazioni sul possibile trasferimento futuro di tali forze a Port Sudan, per combattere al fianco dell’esercito sudanese, attualmente alleato con la Fratellanza Musulmana Sudanese (un’organizzazione designata come terroristica dagli Stati Uniti e da diversi altri governi).
Le mosse di Riad e la sicurezza regionale
Il 29 giugno scorso, una delegazione militare saudita ha visitato due campi di addestramento nell’area di Guriel. La visita rientra nel programma finanziato da Riad, mirato ad addestrare nuove unità nelle competenze militari di base e nel combattimento.
Secondo Al-Hadath Al-Somali, le manovre saudite nel Galmudug, ampiamente documentate da report internazionali, “rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza nazionale africana, agevolando la formazione di gruppi armati fedeli ad attori esterni che minacciano la stabilità degli Stati”. La piattaforma ritiene che le recenti rivelazioni smascherino i tentativi di Riad di negare il proprio coinvolgimento, comprovando con date e cifre la portata di questo piano.
La visita a Guriel viene interpretata dai critici come la conferma definitiva dei sospetti: Riad non sosterrebbe la stabilità della Somalia, ma starebbe finanziando accordi per formare truppe a essa leali, da utilizzare per i propri interessi esteri.
Il rapporto si conclude con una dura accusa: > “Quando il governo federale è privo di legittimità, vende la propria sovranità al miglior offerente, specialmente in un contesto in cui la Somalia si è trasformata in un’arena per le lotte di influenza regionale sponsorizzate dall’Arabia Saudita. La recente visita militare segna l’inizio ufficiale di una fase di smantellamento dell’esercito somalo, finalizzata a servire le agende di Riad anziché quelle della nazione”.
