Dalle antiche pagine del Patriarcato alle istituzioni culturali di Roma, la Bibbia di Aquileia torna al centro della scena. Lunedì 14 e martedì 15 settembre il primo volume del grande progetto della Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS è stato presentato e donato in due importanti sedi romane: la Casina Pio IV, nei Giardini Vaticani, e la Sala della Crociera della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, nel cuore del Ministero della Cultura.
Non si tratta della semplice riproduzione di un antico manoscritto. Il progetto nato a San Daniele del Friuli punta a riportare nel presente, attraverso un facsimile realizzato con tecniche artigianali fedeli all’originale, una delle testimonianze più significative della tradizione scrittoria del Patriarcato di Aquileia.
Un manoscritto medievale che torna a vivere
La Bibbia di Aquileia è un manoscritto pergamenaceo antecedente al 1356, oggi custodito alla Biblioteca del Seminario di Gorizia. L’originale è composto da 162 carte, per un totale di 648 pagine raccolte in 41 fascicoli. La struttura comprende una legatura a doppionervo, una coperta in pergamena scurita con borchie in ottone e doppi legacci in cuoio.
Per realizzare il facsimile è stato effettuato un accurato rilievo conservativo, con l’obiettivo di documentare materiali, struttura e tecniche utilizzate nella costruzione del volume.
Il progetto prevede la realizzazione di sei copie per ciascuno dei cinque volumi, nell’arco di tempo compreso tra il 2026 e il 2031. Gli esemplari sono destinati a importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui il Museo della Bibbia di Washington e la Biblioteca Nazionale della Dieta di Tokyo.
Accanto alla riproduzione materiale è prevista anche la digitalizzazione dell’opera, con un sistema di conservazione progettato per garantire la preservazione dei dati per almeno cinque secoli.
La sfida dello Scriptorium nato in Friuli
Il progetto porta a Roma il lavoro della Fondazione Scriptorium Foroiuliense, nata nel 2012 a San Daniele del Friuli e impegnata nella riscoperta delle antiche arti del libro.
All’Opificium Librorum, cuore delle attività della Fondazione, vengono insegnate e praticate le diverse fasi della costruzione del libro antico: dalla preparazione della carta e della pergamena alla scrittura, dalla miniatura alla legatura. Tra le attività rientrano anche lo studio delle grafie storiche, dall’onciale alla gotica e alla cancelleresca, e la fabbricazione della carta a mano.
Negli anni lo Scriptorium ha realizzato facsimili destinati a istituzioni culturali di diversi Paesi, tra cui la Biblioteca Nazionale della Dieta del Giappone, il Museo della Bibbia di Washington, la Kelly Library di Toronto, la Biblioteca Nazionale d’Australia, la Biblioteca Nazionale e l’Archivio del Paraguay e la Library of Congress di Washington.
La Bibbia di Aquileia rappresenta quindi un nuovo capitolo di un’attività che parte dal Friuli e punta a portare le antiche tecniche del libro e il patrimonio culturale italiano oltre i confini nazionali.
“La Bibbia è il grande codice dell’Europa”
Nel corso della presentazione alla Casina Pio IV è stato richiamato anche il significato più ampio della Bibbia nella storia della cultura occidentale. Monsignor Dario Edoardo Viganò, riprendendo il pensiero di Umberto Eco e Northrop Frye, ha ricordato il ruolo della Bibbia come “grande codice” attraverso il quale l’Europa ha costruito il proprio immaginario, dalla letteratura alla pittura, dalla musica alla coscienza civile.
“La riproduzione facsimilare di quei volumi medievali – ha osservato – non riguarda semplicemente la salvaguardia di un oggetto librario; riguarda la sopravvivenza stessa di un patrimonio culturale che ha contribuito ad edificare l’idea d’Europa”.
Nella prefazione al progetto, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito la riproduzione della Bibbia di Aquileia “un gesto di alta responsabilità culturale”, sottolineando come l’iniziativa vada oltre “la mera riproduzione materiale di un testo del passato” e rappresenti “un atto consapevole d’amore” verso la trasmissione del sapere.
Dal Friuli alle grandi biblioteche del mondo
Per Roberto Giurano, presidente della Fondazione Scriptorium Foroiuliense, il progetto parte da Aquileia e dal Friuli per assumere una dimensione più ampia.
“La Bibbia di Aquileia non appartiene soltanto alla storia della Chiesa o del Friuli: appartiene alla memoria dell’Europa. Con questo progetto abbiamo voluto restituire al libro il suo tempo, ricostruendo materiali, tecniche e gesti antichi perché il patrimonio culturale non sia soltanto conservato, ma vissuto”.
È proprio questa la prospettiva che accompagna il progetto: non limitarsi a custodire un manoscritto antico, ma renderne possibile lo studio e la conoscenza attraverso copie fedeli e destinate a istituzioni culturali in Italia e nel mondo.
Durante gli appuntamenti romani è stata sottolineata anche la collaborazione tra istituzioni culturali, biblioteche, musei, fondazioni e mondo della ricerca. La presenza di Edith Gabrielli, direttrice del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia, ha accompagnato la presentazione e la donazione nella Sala della Crociera.
Il viaggio della Bibbia di Aquileia, dunque, non si conclude con le due giornate romane. Nei prossimi anni altri esemplari del facsimile raggiungeranno istituzioni italiane e internazionali, portando con sé la storia di un manoscritto medievale e, insieme, quella di un territorio del Friuli che ha scelto di affidare al libro una nuova vita.

