Un anno, quello appena trascorso, che si chiude con luci e ombre nel commercio della moda in provincia di Udine, dove da un lato si registra una riscoperta, da parte dei consumatori, dei prodotti di qualità; dall’altro persiste il fenomeno del dumping, ovvero la vendita di capi sottocosto. “Il mercato interno, anche a livello locale, mostra un cambiamento nelle abitudini di acquisto: si regalano sempre più spesso esperienze, enogastronomia, relax e momenti da condividere, mentre diminuiscono i regali legati alla moda”, spiega Alessandro Tollon, presidente provinciale di Confcommercio Federmoda Udine.
“In Friuli Venezia Giulia il mercato interno rimane molto tiepido, ma fortunatamente il turismo resta un elemento positivo: da Tarvisio a Udine, passando per Lignano, Palmanova, Cividale e Codroipo, l’economia legata ai flussi turistici da Austria, Baviera e da alcuni Paesi dell’Est continua a funzionare, e lo stile italiano è ancora molto apprezzato”, continua.
Il 2025 si conferma quindi un anno complesso, con un trend complessivamente negativo per l’intero comparto. “Mercato e distribuzione sono profondamente cambiati: l’aumento dell’offerta, il ricorso costante a promozioni e sconti e la perdita di centralità dei saldi ne hanno indebolito il valore. I saldi funzionavano quando rappresentavano un’eccezione rispetto ai prezzi ordinari; oggi, invece, il prezzo promozionale è diventato la regola. Il consumatore si è adattato, seguendo dinamiche sempre più legate al rapporto tra costo e qualità. Tutto ciò ha contribuito a un calo delle vendite nei negozi dei nostri centri storici, delle città e dei piccoli paesi, con un cliente sempre più attento alla moda ma fortemente orientato a promozioni e prezzo”.
Se da un lato troviamo l’iper fast fashion, fatto di cicli produttivi estremamente rapidi e nuovi capi a basso costo, dall’altro c’è la moda tradizionale, fiore all’occhiello dell’Italia e simbolo dello stile italiano: “Il modello fast fashion sta creando problemi rilevanti sul piano ambientale, logistico e distributivo, mentre la moda tradizionale continua a rappresentare valori fondamentali come il Made in Italy, lo stile, l’artigianalità, l’attenzione all’ambiente e la sostenibilità”.
“Guardando al 2026, la Federazione Moda punta fortemente sulla formazione. Accanto a essa, diventa fondamentale rafforzare la consulenza al cliente, elemento distintivo e vincente quando si parla di stile. Ci stiamo impegnando per rendere i nostri negozi vere e proprie aziende, dotate di competenze di marketing, contabilità e gestione. L’obiettivo è formare imprenditori capaci di costruire un mix prodotto vincente, curare la propria presenza sui social e online, promuoversi in modo efficace e gestire con attenzione strategie, pagamenti e bilanci. Centrale sarà la scelta di prodotti con marginalità più alta, attraverso un mix equilibrato tra brand e private label, selezionati da imprenditori che valorizzano il proprio logo e la propria identità”, conclude Tollon.




