Infermieri dall’estero per il Friuli: un progetto pilota con 15 laureati da Argentina e Ghana

Il programma sperimentale dell’Università di Udine.

La Regione Friuli Venezia Giulia punta sugli scambi internazionali e sulla formazione universitaria per contrastare la carenza di personale infermieristico. La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, lo schema di convenzione con l’Università degli Studi di Udine per l’avvio di un programma sperimentale nel settore della formazione sanitaria.

Il progetto pilota partirà con l’anno accademico 2026/2027 e coinvolgerà inizialmente 15 laureati provenienti da Argentina e Ghana, che potranno proseguire il proprio percorso formativo in Friuli Venezia Giulia e conseguire in Italia la laurea in Infermieristica.

“Il progetto pilota legato a questa delibera è una delle strategie strutturali per far fronte all’oggettiva carenza di personale infermieristico che registriamo nel nostro sistema sanitario e che rischia di compromettere l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza sull’intero territorio nazionale, oltre ai premi di studio già operativi”, ha spiegato Riccardi.

“Non è un atto ordinario ma una decisione che affronta con realtà e senza strumentalizzazioni l’attualità del rapporto emigrazione/immigrazione. Un terreno spesso utilizzato con logiche di parte che invece rappresenta un’opportunità a condizione di percorsi strutturati che impongano direzioni certe in un equilibrio garantito tra il diritto e il dovere. La solidarietà internazionale in occasione della nostra ricostruzione ci lascia questa lezione, noi non vogliamo dimenticarla”.

Un sostegno da 15mila euro all’anno

I candidati già laureati nei rispettivi Paesi dovranno affrontare una prova di equipollenza secondo la normativa vigente. Una volta superato questo passaggio, potranno essere iscritti direttamente al secondo o al terzo anno del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Udine, con l’obiettivo di conseguire il titolo italiano.

Per ciascun partecipante è previsto un sostegno economico annuale di 15mila euro, riconosciuto per tutta la durata del percorso formativo. La somma servirà a coprire le spese di viaggio e alloggio, le tasse universitarie, l’assicurazione medica, la borsa di mobilità e la partecipazione ai corsi di lingua italiana.

Il contributo sarà però accompagnato da precisi requisiti accademici. Gli studenti dovranno frequentare consecutivamente i corsi e conseguire almeno il 60% dei crediti formativi annuali previsti.

Dopo la laurea l’impegno a lavorare nella sanità regionale

La convenzione introduce anche un vincolo professionale dopo il conseguimento della laurea. I beneficiari dovranno infatti partecipare alle procedure selettive del Servizio sanitario regionale nei tre anni successivi al titolo.

In caso di assunzione, scatterà inoltre l’obbligo di rimanere negli enti del Servizio sanitario regionale per almeno cinque anni. Il mancato rispetto dei requisiti accademici o degli impegni professionali comporterà la revoca e la decadenza immediata dal beneficio economico.

La misura punta dunque non soltanto a formare nuovi professionisti, ma anche a favorirne la permanenza all’interno del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia, in una fase caratterizzata dalla crescente difficoltà nel reperire personale infermieristico.

Il ruolo dell’Università di Udine e della Regione

L’Università di Udine, attraverso il Dipartimento di Medicina, avrà il compito di curare i rapporti con gli atenei stranieri, con i quali sono stati sviluppati negli ultimi mesi rapporti bilaterali, oltre alla gestione accademica del progetto, ai bandi di selezione, alla rendicontazione e all’erogazione dei sostegni economici.

L’ateneo garantirà inoltre ai partecipanti l’assistenza di tutor didattici dedicati, chiamati ad accompagnare gli studenti durante il percorso universitario.

Alla Regione spetterà invece il finanziamento della sperimentazione attraverso il trasferimento delle risorse all’Università di Udine, già previste nell’ambito del bilancio pluriennale 2026-2028.

Riccardi ha infine sottolineato che lo schema di convenzione è stato costruito in modo da poter essere esteso in futuro anche oltre l’ateneo friulano. Il modello, infatti, potrà trovare applicazione anche attraverso il coinvolgimento di altre istituzioni accademiche del territorio, ampliando così il programma nel caso in cui la prima sperimentazione dia risultati positivi.