Il corteo allo stabilimento Electrolux di Porcia.
Centinaia di lavoratrici e lavoratori della Electrolux di Porcia, insieme alle loro famiglie, stanno sfilando in corteo per difendere il posto di lavoro e protestare contro il rischio di tagli ed esuberi. La manifestazione, indetta dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Pordenone, è partita dai cancelli dello stabilimento e dovrebbe raggiungere la Prefettura di Pordenone.
In testa al corteo lo striscione giallo con la scritta “#Electrolux non si spegne. Rsu Fim Fiom Uilm”, diventata il simbolo della protesta. Lo stesso colore è stato scelto anche per le tante t-shirt indossate dai manifestanti. Accanto ai lavoratori sfilano bandiere sindacali, striscioni, rappresentanti delle istituzioni, esponenti politici e associazioni di diverse categorie.
Lo sciopero è stato confermato nonostante il congelamento per 50 giorni del piano di riorganizzazione, una decisione che non ha cancellato le preoccupazioni per il futuro dello stabilimento e dell’intero indotto. La vertenza Electrolux, infatti, non riguarda soltanto i dipendenti diretti, ma un pezzo importante del sistema produttivo pordenonese e friulano.
Il sindaco Basso: “Questa terra non si smonta”
Al corteo ha partecipato anche il sindaco di Pordenone Alessandro Basso, che al termine della manifestazione ha espresso la vicinanza della città ai dipendenti e alle loro famiglie. Nel suo intervento ha richiamato il valore storico e industriale dello stabilimento, legato alla tradizione Zanussi e alle competenze costruite nel territorio nel corso di decenni.
«Quando Electrolux è arrivata a Porcia, non ha trovato un terreno vuoto. Ha trovato una scuola industriale che Zanussi e questo territorio avevano costruito in settant’anni: i tecnici, gli operai specializzati, la ricerca, un nome che nel mondo significava qualità friulana. Quel patrimonio non era compreso nel prezzo del sito. Era, ed è, un debito di responsabilità verso chi lo ha generato. Un’impresa lungimirante restituisce al territorio la ricchezza che il territorio le ha consegnato», ha detto Basso.
Il sindaco ha poi sottolineato come la vera ricchezza dello stabilimento non sia rappresentata soltanto dagli impianti, ma dalle persone e dalle competenze maturate nel tempo. «Si possono spostare le macchine in una notte. Non si sposta ciò che vale davvero: il sapere che passa da un operaio anziano a uno giovane, la mano che riconosce un difetto prima dello strumento. Quella competenza si costruisce in generazioni e si disperde in un trimestre. E quando si perde, non la ricompra nessun finanziamento».
Per Basso, difendere Electrolux significa difendere la possibilità che il territorio continui a produrre e innovare. «In queste settimane ho trovato un riferimento nelle pagine di Magnifica Humanitas. L’enciclica ci ricorda una cosa semplice e antica: nessuna logica di mercato può valere più della dignità di chi lavora. Lo dico qui, in questa piazza, davanti a chi quella dignità la costruisce ogni giorno. L’umanità non è un sentimento: è una bussola, e ci dice da che parte stare».
Il primo cittadino ha quindi ribadito l’impegno dell’amministrazione al fianco dei lavoratori: «Pordenone è qui oggi non per nostalgia, ma perché sa che il lavoro di domani nasce dalle competenze di ieri. Zanussi è stata la nostra storia. Non permetteremo che diventi soltanto un ricordo. Resteremo accanto a queste lavoratrici e a questi lavoratori finché non arriveranno risposte verificabili. Questa terra non si smonta».
Buna: “Il territorio è unito nella difesa del lavoro”
Sulla manifestazione è intervenuta anche la consigliera regionale della Lega Maddalena Buna, che ha evidenziato il valore unitario della mobilitazione. «Il corteo di oggi dimostra che il territorio è unito nella difesa del lavoro e dell’industria. La grande partecipazione conferma quanto questa controversia non riguardi soltanto i dipendenti dell’azienda, ma coinvolga l’intera comunità pordenonese».
Secondo Buna, Electrolux rappresenta uno dei pilastri del sistema produttivo locale e regionale. La sua tutela, ha spiegato, deve passare attraverso un impegno comune tra istituzioni, parti sociali e comunità. «Vogliamo difendere posti di lavoro, competenze, professionalità e un patrimonio industriale che ha contribuito in modo determinante alla crescita economica e sociale del nostro territorio».
La consigliera ha chiesto che ai prossimi tavoli di confronto vengano presentate soluzioni concrete e una prospettiva industriale credibile, fondata su investimenti, innovazione, ricerca e salvaguardia dell’occupazione. Una particolare attenzione, ha aggiunto, deve essere riservata anche ai lavoratori dell’indotto e degli appalti, che vivono le stesse preoccupazioni dei dipendenti diretti.
«Il messaggio che arriva oggi da lavoratori, famiglie, amministratori e cittadini è chiaro: il futuro di Electrolux non può essere deciso guardando esclusivamente ai numeri. In gioco c’è il futuro di una comunità, di centinaia di famiglie e di uno dei simboli dell’industria italiana. Per questo continueremo a essere al loro fianco», ha concluso Buna.
