Il veterano delle Alpi: riappare l’orso che da 20 anni attraversa i monti del Friuli

Foto: R. Pontarini / Progetto Lince Italia

Dopo mesi di silenzio è tornato a farsi vedere l’orso bruno che da anni percorre le montagne del Tarvisiano seguendo rotte che sembrano ormai parte del ritmo delle stagioni. Un esemplare ormai considerato un vero e proprio “veterano” delle Alpi orientali, che nel tempo è diventato uno dei simboli più costanti della presenza della specie nell’area alpina tra Italia, Austria e Slovenia.

Un animale monitorato da oltre un decennio

Identificato geneticamente per la prima volta nel 2010, l’orso era già allora un adulto di circa tre o quattro anni. Oggi gli studiosi ne stimano l’età intorno ai vent’anni. Il suo territorio principale si sviluppa tra le Alpi Carniche, a cavallo tra Italia e Austria, ma i suoi spostamenti non si sono mai limitati a un’unica area.

Anche lo scorso anno aveva attraversato il fondovalle per dirigersi verso le Alpi Giulie e la Slovenia, spingendosi fino alle aree prealpine della bassa Val Trenta. Questa volta, però, aveva deciso di fermarsi lì per l’inverno.

Il silenzio e la ricomparsa

Poi, questa primavera, il silenzio. Nessun segnale, nessuna immagine, nessuna traccia del vecchio orso tarvisiano. Fino al 12 aprile, quando è stato nuovamente individuato mentre utilizzava uno dei sottopassi autostradali del fondovalle per fare ritorno verso le sue Alpi Carniche, con un leggero ritardo rispetto agli anni precedenti.

Rotte sempre più elastiche

Nel tempo, come spiegano i referenti del Progetto Lince Italia che ne hanno raccontato la storia, i suoi movimenti hanno mostrato una sorprendente regolarità. “E’ impossibile – dicono -, non restare affascinati dalla regolarità di questi movimenti. Per anni si è spostato da nord a sud con una puntualità impressionante, utilizzando gli stessi passaggi quasi nello stesso identico giorno. Negli ultimi tempi, però, questa precisione sembra essersi allargata: prima alla settimana, quest’anno addirittura al mese”.

E aggiungono: “Ma una cosa è certa: vedere il ripetersi di queste antiche abitudini, stagione dopo stagione, continua a essere qualcosa di straordinario. E il ritorno del vecchio signore delle Alpi ci ricorda quanto siano profonde le connessioni tra gli animali, il territorio e il tempo”.