Le acrobazie su sci e snowboard di quattro campioni a Sella Nevea.
A 2.050 metri di quota, sulle creste delle Alpi Giulie, il confine tra sport estremo e funambolismo si è ridotto a una striscia di neve larga appena un metro. Sella Nevea è diventata il teatro di un’impresa da brividi: uno snowpark lungo 350 metri modellato direttamente sul filo di un crinale montuoso, sospeso sopra strapiombi che precipitano nel vuoto per oltre cento metri su entrambi i lati.
Quattro campioni sul filo del rasoio
Quattro stelle del team Red Bull si sono riunite in Friuli per una sessione che ha fuso fluidità, controllo e creatività. Si tratta dell’azzurro Ian Matteoli, membro della nazionale italiana e primo a chiudere manovre storiche come il frontside 2160; lo svizzero Fabian Bösch, olimpionico e campione mondiale capace di rotazioni ai limiti dell’impossibile. Con loro i tedeschi Max Hitzig, campione del Freeride World Tour 2024 abituato ai terreni alpini più complessi, e Felix Georgii, atleta multidisciplinare che trasferisce nel freestyle sulla neve la straordinaria consapevolezza spaziale maturata nel wakeboard professionistico.
Il percorso richiedeva una calma decisionale assoluta: ogni salto e ogni atterraggio doveva essere il frutto di un rischio calcolato millimetricamente, senza spazio per l’improvvisazione. Tra gli otto ostacoli posizionati lungo il crinale spiccavano il Big Gap, un volo di 20 metri sopra due scogliere, e il Gap Rail, una ringhiera di sette metri sospesa direttamente sull’abisso. Il punto più critico è risultato essere il tratto Pump & Push: trenta metri di pista larga appena un metro, dove l’equilibrio era l’unica difesa contro il precipizio.
L’intensità della sessione ha raggiunto il culmine quando Georgii e Bösch hanno percorso la cresta in contemporanea, scendendo a distanza di un solo braccio l’uno dall’altro. In quel momento, il tempismo e la fiducia reciproca sono diventati fondamentali quanto la tecnica individuale.
La sfida psicologica: guardare oltre l’abisso
Oltre alle doti fisiche, la linea sulla cresta ha richiesto una gestione mentale estrema, trasformando la discesa in un esercizio di isolamento visivo. Gli atleti hanno dovuto allenare la mente a ignorare il vuoto circostante per concentrarsi esclusivamente sulla traiettoria.
Ian Matteoli ha spiegato così il suo approccio per mantenere la calma sopra i dirupi: “Fortunatamente, non soffro di vertigini, ma ho comunque cercato di guardare dritto davanti a me e mai in basso”. Una strategia di focalizzazione totale condivisa anche da Fabian Bösch: “Di solito sono così concentrato quando guido che non guardo né a sinistra né a destra: vedo solo il percorso“.
Video Red Bull.




