Pordenone, il Tar salva la cornacchia: sospesa l’ordinanza di abbattimento

Nuovo sviluppo nel caso della cornacchia a Pordenone finita al centro delle cronache locali nelle ultime settimane. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia ha infatti disposto la sospensione immediata delle due ordinanze comunali che autorizzavano l’abbattimento dell’animale, ritenuto responsabile di comportamenti aggressivi nei confronti dei passanti.

La decisione arriva in seguito ai ricorsi presentati dalla Lega Anti Vivisezione (Lav) e da altre due associazioni (Lndc Animal Protection A.P.S e Zampe Che Danno Una Mano ODV), che avevano contestato i provvedimenti firmati dall’amministrazione comunale sostenendo l’esistenza di soluzioni alternative e non cruente per la gestione della situazione.

Perché la cornacchia era considerata pericolosa

La vicenda della cornacchia di Pordenone era iniziata alcune settimane fa, quando diversi cittadini avevano segnalato episodi di aggressività da parte dell’animale in un’area urbana della città.

Secondo quanto emerso dai monitoraggi effettuati, il comportamento sarebbe stato legato alla presenza del nido e dei piccoli. La cornacchia avrebbe quindi manifestato atteggiamenti difensivi nei confronti di chi si avvicinava alla zona, una reazione considerata tipica durante il periodo della riproduzione.

A seguito delle segnalazioni, il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, aveva emanato una prima ordinanza per autorizzare l’abbattimento dell’animale per motivi di sicurezza pubblica, seguita successivamente da un secondo provvedimento con contenuti analoghi.

Il ricorso della Lav e la decisione del Tar

La Lav ha impugnato entrambe le ordinanze davanti al Tar del Friuli Venezia Giulia, chiedendone la sospensione. I giudici amministrativi hanno accolto l’istanza cautelare dell’associazione, bloccando temporaneamente l’esecuzione dei provvedimenti.

La decisione impedisce quindi, almeno per il momento, qualsiasi intervento finalizzato all’abbattimento della cornacchia. Secondo la Lav, la gestione del caso avrebbe dovuto privilegiare misure alternative capaci di garantire la sicurezza dei cittadini senza ricorrere all’eliminazione dell’animale.

Lav: “Difendeva la propria prole”

Commentando la decisione del tribunale, Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della Lav, ha ribadito la posizione dell’associazione.

La condanna a morte degli animali è sempre inaccettabile, tanto più quando nei confronti di animali selvatici che si comportano come qualsiasi genitore di fronte a possibili minacce verso la prole, un comportamento che adotterebbe anche qualunque essere umano” ha dichiarato.

L’associazione chiede ora al Comune di Pordenone di aprire un tavolo di confronto per individuare strategie di convivenza tra cittadini e fauna selvatica, evitando il ricorso all’abbattimento.