Un intervento lungo e particolarmente complesso, reso ancora più difficile dalla scarsa visibilità, dalle nubi basse e dalla pioggia, ha impegnato nel pomeriggio di oggi una ventina di soccorritori sulla Cima della Miniera, nel gruppo Peralba-Avanza, sulle Alpi Carniche.
L’allarme è scattato intorno alle 13.30, quando un alpinista carnico è rimasto accidentalmente ferito durante un’ascensione sulla parete sud della montagna. L’uomo stava arrampicando da primo di cordata lungo la via Saf, alla quinta lunghezza, a una quota di circa 2.200 metri, quando il crollo di un pilastrino di roccia gli ha provocato una grave ferita a una gamba e una forte emorragia.
In quel momento si trovava a circa venti metri di distanza dal secondo componente della cordata. Quest’ultimo è riuscito a raggiungerlo con notevole difficoltà e ha tentato di prestargli le prime cure. I due alpinisti hanno quindi cercato di realizzare un laccio emostatico per contenere la perdita di sangue, dopo aver già dato l’allarme e richiesto l’intervento dei soccorsi.
La Sores ha immediatamente attivato le stazioni di Forni Avoltri e Sappada del Soccorso Alpino, con l’obiettivo di tentare l’avvicinamento alla montagna da due versanti diversi. Mobilitati anche la Guardia di Finanza, l’elisoccorso regionale con entrambi gli elicotteri, intervenuti in momenti differenti, e un’ambulanza.
Il primo tentativo bloccato dalle nubi
La prima operazione di recupero dall’alto non ha però potuto essere portata a termine immediatamente. Il primo elicottero ha cercato di raggiungere l’alpinista ferito, ma le nubi basse e la visibilità estremamente ridotta hanno impedito al velivolo di operare in sicurezza sulla parete.
Nel frattempo i due alpinisti si erano già predisposti per rendere il recupero il più rapido possibile non appena si fosse aperto un varco tra le nuvole. L’occasione è arrivata poco più tardi: approfittando di una breve apertura, l’elicottero è decollato dal campo base di Pierabech e il tecnico di elisoccorso è riuscito a raggiungere e prelevare il ferito.
Il recupero è avvenuto intorno alle 15.30, circa due ore dopo l’attivazione della macchina dei soccorsi. L’alpinista è stato trasportato al campo base, dove è stato immediatamente stabilizzato. Sul posto erano presenti anche due medici del Soccorso Alpino. Successivamente l’uomo è stato trasferito all’ospedale di Udine per le cure necessarie.
Il secondo alpinista recuperato solo alle 18.30
Più lunga e delicata si è rivelata invece l’operazione per mettere in sicurezza il secondo alpinista, rimasto sulla parete dopo il recupero del compagno. Per riportarlo a valle si è dovuto attendere fino alle 18.30.
Nel frattempo le squadre di terra avevano iniziato a salire in quota, cercando una possibile linea di calata che permettesse di raggiungere l’uomo anche nell’eventualità in cui le condizioni meteorologiche avessero impedito un nuovo intervento dell’elicottero.
I soccorritori si sono mossi inizialmente senza utilizzare corde, fino a quando le caratteristiche del terreno hanno reso necessario predisporre un sistema di sicurezza più articolato. Sono stati così allestiti circa 200 metri di corde fisse, preparando una possibile operazione completamente via terra nel caso in cui il mezzo aereo non fosse più riuscito a decollare e raggiungere la parete.
Una volta individuata la linea più adatta e perpendicolare rispetto alla posizione dell’alpinista, le squadre hanno quindi iniziato una lunga discesa, calandosi per circa 150 metri in corda doppia con l’obiettivo di raggiungerlo.
Proprio durante questa fase, però, le condizioni meteorologiche hanno concesso un’altra breve opportunità. Uno squarcio tra le nubi ha infatti permesso al secondo elicottero di intervenire direttamente sulla parete e di completare il recupero dell’alpinista al volo.
L’uomo è stato così portato in sicurezza intorno alle 18.30. Per le squadre impegnate sulla montagna, invece, l’intervento non è ancora terminato del tutto: i soccorritori che avevano raggiunto la parete stanno ora risalendo lungo l’itinerario attrezzato e si attende il loro rientro dopo diverse ore di operazioni rese particolarmente impegnative dalle condizioni meteo e dalla complessità del terreno.

