Due giovani di Aversa sono finiti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico dopo la truffa messa a segno a Udine.
Si sarebbero finti carabinieri per convincere un cittadino udinese a consegnare gioielli, monete e medaglie d’oro, per poi approfittare di un momento di distrazione e fuggire con un bottino dal valore di circa 40mila euro. Per questo due giovani di Aversa, di 26 e 29 anni, sono stati raggiunti da una misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.
Il provvedimento è stato eseguito lunedì 4 maggio dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Udine, in collaborazione con i colleghi del Commissariato di Polizia di Stato di Aversa, in provincia di Caserta. I due sono indagati per furto pluriaggravato, commesso a Udine lo scorso 12 febbraio.
La truffa.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, quella mattina i due avrebbero agito con la complicità di una terza persona, al momento ancora ignota, incaricata di contattare telefonicamente la vittima. Presentandosi come carabinieri, i truffatori avrebbero raccontato all’uomo di essere impegnati in un’indagine su una precedente rapina ai danni di un gioielliere.
Con questo pretesto, lo avrebbero convinto a raccogliere tutti gli oggetti in oro custoditi in casa, sostenendo di doverli controllare per verificare che non fossero provento di reato. Fidandosi di quanto gli veniva spiegato, il residente udinese avrebbe radunato monili, monete e medaglie in oro per un valore complessivo stimato in circa 40mila euro.
Uno dei due si sarebbe poi presentato direttamente alla porta dell’abitazione, continuando a recitare il ruolo del falso carabiniere. Approfittando di un momento di distrazione della vittima, avrebbe sottratto tutto l’oro, per poi fuggire a piedi. Poco dopo avrebbe raggiunto il complice, che lo stava aspettando in auto. I due sarebbero quindi rientrati insieme in Campania.
Le indagini della polizia
L’attività di polizia giudiziaria, condotta in sinergia dagli agenti di Udine e Aversa, ha permesso nei giorni successivi di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due giovani. Alla luce degli elementi emersi, il gip di Udine ha disposto le misure cautelari, ritenendo sussistenti le esigenze di impedire la reiterazione del reato e il rischio di inquinamento probatorio.
