Omicidio Luca Tisi, confermato l’ergastolo per Bruno Macchi

La Corte di Assise d’appello di Trieste ha confermato la condanna per Bruno Macchi.

Ottantacinque coltellate. Un numero che, da solo, racconta la sproporzione e l’orrore di una violenza senza difesa. La Corte di Assise d’appello di Trieste ha confermato la condanna all’ergastolo per Bruno Macchi, il trentunenne che nell’aprile del 2023 uccise Luca Tisi, 58enne senza tetto.

Il delitto avvenne all’alba del 15 aprile, nella Galleria Alpi. Tisi stava dormendo quando venne aggredito alle spalle. Non ebbe possibilità di difendersi. I colpi furono inferti con un coltello di tipo subacqueo, con una violenza ripetuta e insistita che, secondo i giudici, dimostra una chiara volontà omicida.

Durante il processo, Macchi ha sempre cercato di ridimensionarne quello che è successo parlando di aver agito per difendersi. In aula ha parlato di paura, di una reazione istintiva, di uno stato alterato dall’uso di sostanze stupefacenti. Ha sostenuto di essersi sentito minacciato da un contatto improvviso, di aver perso il controllo. Una ricostruzione che non ha convinto né la Procura né i giudici.

La Corte ha infatti ritenuto infondata la tesi della legittima difesa. Le modalità dell’aggressione — il numero di colpi, la posizione della vittima, la dinamica — hanno escluso qualsiasi scenario di reazione immediata a un pericolo reale. Al contrario, il gesto è stato inquadrato come un atto deliberato, aggravato dalla totale vulnerabilità di chi lo ha subito.

Un elemento ritenuto decisivo riguarda il movente. Poco prima dell’omicidio, Macchi avrebbe pronunciato una frase inquietante in un locale del centro cittadino, manifestando il desiderio di uccidere qualcuno. Per l’accusa, si tratta della chiave di lettura dell’intera vicenda: un’esplosione di violenza fine a se stessa, rivolta contro una persona scelta non per ciò che aveva fatto, ma per ciò che rappresentava un bersaglio indifeso.

Dopo l’aggressione, l’uomo tentò di cancellare le tracce, lavando il coltello in una roggia e tornando a casa. Le indagini della Questura di Udine permisero di ricostruire con precisione i suoi spostamenti e portarono al fermo quattro giorni più tardi. Il processo di primo grado si è concluso nel settembre 2024 con la condanna all’ergastolo, ora confermata anche in appello.