Soldi, boss e guadagni: ecco come funzionava il business dello spaccio di droga a Udine

L’area industriale dismessa dell’ex Safau trasformata in una piazza dello spaccio della droga attivo giorno e notte, con vedette, ruoli definiti e un flusso costante di clienti in arrivo da tutta la regione. È il quadro ricostruito dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari in carcere a Udine.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Trieste, il giro di spaccio avrebbe potuto fruttare tra i 10mila e i 20mila euro al giorno. Numeri che, per gli investigatori, restituiscono la dimensione dell’attività illecita organizzata nei pressi di Borgo Stazione, una delle zone più sensibili del capoluogo friulano.

La fabbrica abbandonata diventata supermarket della droga

Al centro dell’inchiesta c’è la vasta area industriale dismessa dell’ex Safau, estesa per circa 72mila metri quadrati, poco distante dal quartiere udinese. Secondo la ricostruzione dei militari, quello spazio sarebbe stato trasformato in una vera e propria piazza di spaccio aperta 24 ore su 24.

All’interno dell’area, presidiata da vedette, si sarebbe concentrato un continuo via vai di assuntori, soprattutto alla ricerca di cocaina e hashish. I clienti, stando a quanto accertato, non arrivavano soltanto da Udine, ma da diverse zone del Friuli Venezia Giulia.

Le segnalazioni dei residenti di Borgo Stazione, preoccupati per i movimenti sospetti e per la presenza di attività di spaccio nella zona, hanno rappresentato uno dei punti di partenza dell’attività investigativa avviata alla fine del 2024 dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Udine.

Ruoli, stipendi e canali di rifornimento

L’organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto una struttura precisa. Al vertice ci sarebbero stati due cittadini pachistani, attualmente in carcere, affiancati da spacciatori di origine afghana e marocchina. Il trasporto dello stupefacente sarebbe stato invece affidato a due donne, una ucraina e una italiana.

Gli investigatori hanno ricostruito anche il sistema dei compensi interni. I gregari avrebbero percepito una sorta di “stipendio” mensile, variabile in base al ruolo svolto, tra 1.500 e 2mila euro.

Le indagini hanno permesso inoltre di individuare i presunti canali di approvvigionamento della droga: la cocaina sarebbe arrivata dalla Slovenia o dalla provincia di Bergamo, mentre l’hashish sarebbe stato reperito nel Milanese.

Gli arresti e i sequestri

Nel corso dell’attività investigativa sono stati arrestati in flagranza 19 soggetti, sequestrati 6 chili di sostanza stupefacente e segnalati circa 180 assuntori alle autorità competenti.

Durante l’operazione delle ultime ore, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Udine con il supporto del Nucleo elicotteri Carabinieri di Bolzano e dei reparti cinofili di Aviano, sono stati sequestrati anche 250 grammi di hashish a carico di ignoti. Eseguito inoltre il decreto di sequestro dell’area industriale dismessa, ritenuta dagli inquirenti il luogo in cui si sarebbero concentrate le attività illecite