Il terremoto del 1976 come ferita profonda, ma anche come punto di partenza di una rinascita capace di diventare esempio nazionale. Nel giorno del cinquantesimo anniversario del sisma che sconvolse il Friuli, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reso omaggio alla forza dei friulani intervenendo al Consiglio regionale straordinario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Nel suo discorso, la premier ha ricordato la devastazione provocata da quella notte, quando una scossa di violenza inaudita fermò la vita di quasi mille persone, distrusse città e borghi, frantumò case, chiese e pietre millenarie. Una calamità che, nelle immagini e nella memoria collettiva, richiamò l’antica leggenda dell’Orcolat, il mostro che secondo la tradizione friulana vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone e che, quando si risveglia, fa tremare la terra.
La tragedia diventata modello
Meloni ha sottolineato come, dopo il dolore e lo smarrimento, il Friuli seppe reagire con una determinazione straordinaria. Secondo la presidente del Consiglio,i friulani “riuscirono a trasformare una tragedia in modello per l’Italia intera, il modello Friuli, il miglior modello di ricostruzione che l’Italia abbia riconosciuto fino ad oggi”.
Alla furia della scossa, ha ricordato la premier, seguì un silenzio irreale. Ma il tempo della paura fu breve, perché nella popolazione si fece subito strada un sentimento più forte: l’orgoglio dell’appartenenza, della volontà e della determinazione. Non c’era tempo per fermarsi al pianto o alla commiserazione, ha evidenziato Meloni, ma bisognava agire e reagire.
Il richiamo all’Orcolat
Il riferimento all’Orcolat ha attraversato anche l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente alla seduta straordinaria del Consiglio regionale. “Viene da pensare – ha osservato – che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi la sua radice in questa terra. Dal modo con il quale i friulani hanno reagito all’Orcolat, l‘orco evocato dalle leggende locali, che quella sera, e poi di nuovo nel settembre di quello stesso anno, sembrò schiacciare il futuro”.
Anche Meloni ha ripreso la leggenda friulana, ricordando che, secondo il racconto popolare, quando l’Orcolat si sveglia la terra trema e le montagne ballano. “Viene da pensare – ha osservato – che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi la sua radice in questa terra. Dal modo con il quale i friulani hanno reagito all’Orcolat, l’orco evocato dalle leggende locali, che quella sera, e poi di nuovo nel settembre di quello stesso anno, sembrò schiacciare il futuro”.
Le “farfalle” del Friuli
Ma la premier si è soffermata anche su un altro passaggio simbolico della tradizione: a domare la furia devastatrice del mostro non sono creature potenti, ma esseri piccolissimi e apparentemente fragili, le farfalle. Per Meloni, quella immagine rappresenta esattamente ciò che accadde cinquant’anni fa. Gli uomini e le donne del Friuli, piccoli come farfalle davanti alla forza immensa del terremoto, seppero dimostrare con l’impegno, la volontà e la bellezza della loro determinazione che la morte e la distruzione non avrebbero avuto l’ultima parola.
Il ricordo del sisma, nel cinquantesimo anniversario, diventa così non solo commemorazione delle vittime, ma anche celebrazione di una comunità che seppe rialzarsi, ricostruire e consegnare all’Italia un esempio concreto di responsabilità, unità e rinascita.
