Nuovo confronto in Friuli Venezia Giulia sulla gestione dei canali irrigui e di bonifica. Da una parte Legambiente FVG, che chiede di fermare gli interventi di cementificazione e di puntare su soluzioni più vicine alla natura. Dall’altra il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, che respinge le accuse e rivendica la necessità delle opere per garantire sicurezza, efficienza irrigua e tutela del territorio.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo il presidio “Giù le mani dai fiumi”, promosso dalle associazioni ambientaliste e animaliste davanti alla sede del Consorzio, a Udine. Una protesta che ha spinto l’ente a fornire una lunga risposta tecnica e istituzionale, punto per punto, ribadendo la propria disponibilità al confronto con cittadini, associazioni e istituzioni.
L’appello di Legambiente: “Più natura e meno sprechi”
Secondo Legambiente FVG, la gestione dei canali di bonifica deve cambiare passo. L’associazione ambientalista sostiene che esistano modelli capaci di conciliare esigenze irrigue, sicurezza idraulica, risparmio idrico e tutela degli ecosistemi, senza ricorrere alla cementificazione come soluzione automatica.
Per questo Legambiente chiede al Consorzio di Bonifica di sospendere gli interventi di cementificazione dei canali e di valutare alternative per le tratte non ancora realizzate. L’obiettivo, secondo l’associazione, dovrebbe essere quello di costruire una rete di “infrastrutture blu” in grado di rispondere sia alla funzione irrigua sia a quella ecologica, in linea con le strategie europee di adattamento al riscaldamento globale.
Nel mirino ci sono gli interventi visibili in diversi Comuni, tra cui Udine, Pradamano, Pavia di Udine, Precenicco, Santa Maria La Longa e Bicinicco. Per Legambiente, cementare canali e rogge per ridurre le perdite d’acqua rappresenta una visione “novecentesca” e troppo ingegneristica, che rischia di peggiorare biodiversità, paesaggio ed equilibrio ecologico.
Il nodo del risparmio idrico e delle falde
L’associazione lega il tema dei canali anche alla crisi climatica e alla necessità di un uso più razionale dell’acqua. Secondo Legambiente, in agricoltura il risparmio idrico deve passare anche da una tariffazione collegata ai consumi reali, così da incentivare innovazione tecnica e gestionale.
Un altro punto riguarda le falde, definite una componente strategica ma poco visibile del ciclo idrologico regionale. Legambiente sottolinea che le falde sono in calo e lamenta la mancanza di aggiornamenti pubblici sul loro stato dal maggio 2024, oltre alla mancata risposta alle richieste di incontro rivolte al Servizio regionale competente.
Tra le soluzioni giudicate positivamente dall’associazione ci sono il riuso dei reflui depurati e affinati per l’irrigazione e gli usi industriali, oltre alla ricarica delle falde attraverso aree forestali di infiltrazione.
La replica del Consorzio: “Interventi autorizzati e necessari”
Il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana respinge però la lettura degli ambientalisti. L’ente premette che gli interventi contestati sono autorizzati dagli enti competenti, rispondono a obblighi normativi nazionali ed europei e hanno come priorità la sicurezza idraulica, la resilienza dell’agrosistema irriguo e la gestione efficiente della risorsa idrica.
Secondo il Consorzio, nella maggior parte dei casi non si interviene su fiumi naturali, ma su un reticolo di canali artificiali, spesso privi di vincoli paesaggistici, costruiti per l’adduzione irrigua. Per questo, precisa l’ente, parlare genericamente di “cementificazione” sarebbe improprio.
Il Consorzio spiega infatti che molti tratti erano già stati rivestiti in passato con pietrame o miscele cementizie e che gli interventi attuali sarebbero in larga parte ripristini dell’esistente, non nuove impermeabilizzazioni. Le opere, secondo l’ente, consentirebbero un risparmio della risorsa idrica fino al 40%.
Vegetazione, fauna e biodiversità
Tra i punti contestati dalle associazioni ci sono anche i tagli della vegetazione e i possibili effetti sulla fauna. Il Consorzio chiarisce che sfalci, tagli e manutenzioni seguono tempistiche stabilite dalle normative regionali e nazionali e che, nelle aree tutelate, vengono rispettate le misure di conservazione previste dai piani approvati dalla Regione.
L’ente si dice comunque disponibile, alla luce dei cambiamenti climatici, a introdurre valutazioni preliminari caso per caso per verificare eventuali nidificazioni anticipate. Sulla vegetazione, il Consorzio respinge l’accusa di “eradicazione totale” e sostiene che i tagli siano necessari per evitare esondazioni, cedimenti degli argini e problemi di deflusso.
Capitolo a parte riguarda la fauna selvatica. Il Consorzio ricorda che negli ultimi cinque anni sono state realizzate opere per quasi 500mila euro a tutela degli animali, con telecamere di monitoraggio, recinzioni, scivoli di risalita e interventi programmati anche su altri canali.
“Senza il Consorzio, la Bassa Friulana non sarebbe abitabile”
La direzione del Consorzio rivendica il ruolo strategico dell’ente nella sicurezza del territorio. “Il Consorzio opera nel rispetto delle normative, con l’obiettivo di garantire sicurezza idraulica, efficienza irrigua e tutela ambientale”, afferma la direzione, ricordando che l’ente attua programmi di Stato, Regione e Comuni.
Secondo il Consorzio, la difesa idraulica è una priorità non negoziabile. La direzione sottolinea che senza il sistema di idrovore la Bassa Friulana non sarebbe abitabile e che realtà come Lignano e Aquileia sarebbero esposte a gravi problemi idraulici. L’ente ricorda inoltre che il servizio irriguo interessa circa 30mila ettari del Medio Friuli, fondamentali per la tenuta dell’agricoltura locale.
Dialogo aperto, ma posizioni ancora distanti
Durante l’incontro con la delegazione di ambientalisti e naturalisti, il direttore generale Armando Di Nardo ha ribadito che il Consorzio opera sulla base della legge regionale 11/2015 e dei programmi definiti dalla Regione. “Dialoghiamo e lavoriamo con qualsiasi maggioranza in carica”, ha spiegato, sottolineando che i programmi delle opere vengono attuati in delegazione e nel rispetto delle norme.
Il Consorzio si dice disponibile a coinvolgere le associazioni nella definizione delle misure di mitigazione e ad aprire un confronto scientifico sui temi sollevati, anche in vista di un convegno sull’irrigazione previsto a settembre.
Il confronto, però, resta aperto. Per Legambiente il futuro della gestione idrica passa da canali più naturali, meno rigidi e più integrati nel paesaggio rurale. Per il Consorzio, invece, gli interventi contestati servono a garantire sicurezza, risparmio idrico e continuità all’agricoltura. Al centro resta una domanda sempre più attuale: come conciliare difesa del territorio, uso dell’acqua e tutela degli ecosistemi in un clima che cambia.
