La protesta al valico di Stupizza: “Basta controlli, il confine non torni una barriera”

La protesta contro i controlli al confine al valico di Stupizza.

La richiesta è quella di tornare alla piena applicazione del Trattato di Schengen, superando i controlli al confine tra Italia e Slovenia. Questa mattina, al valico di Stupizza-Robič, nel comune di Pulfero, si è svolta la mobilitazione transfrontaliera “C’era una volta Schengen”, promossa dal Circolo di Sinistra Italiana Avs delle Valli del Natisone-Cividalese e partecipata da rappresentanti politici, sindacati, associazioni e cittadini.

Un presidio pacifico per chiedere il ripristino della libera circolazione e contestare quella che i promotori e le forze presenti definiscono una misura ormai anacronistica, dannosa per le comunità di confine e poco efficace sul piano della sicurezza.

La protesta al confine tra Italia e Slovenia

Alla mobilitazione hanno preso parte, tra gli altri, la sindaca di Savogna Tatiana Bragalini, i consiglieri regionali Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, Furio Honsell di Open Fvg e Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle, il segretario provinciale del Pd di Udine Luca Braidotti, il segretario provinciale della Cgil Udine Emiliano Giareghi e il segretario del circolo SI Cividale/Benecija Emanuel Oian.

Per Serena Pellegrino, la mobilitazione ha lanciato “un messaggio chiaro e inequivocabile”. Secondo la consigliera regionale di Avs, la sospensione del Trattato di Schengen “è una scelta anacronistica che mortifica le nostre comunità”, tanto più dopo il richiamo dell’Unione europea ai Paesi membri a eliminare gradualmente i controlli interni.

Pellegrino ha ricordato come milioni di cittadini europei vivano ogni giorno la realtà dei confini, che per molte comunità non rappresentano un ostacolo, ma un’occasione di scambio culturale, sociale ed economico. La reintroduzione dei controlli, ha aggiunto, sta danneggiando i territori di frontiera e contraddice la storia e il futuro di un’Europa unita.

“No a muri ideologici e militarizzazione delle frontiere”

Nel suo intervento, Pellegrino ha criticato anche quella che definisce una contraddizione nel modo in cui vengono affrontati i temi dell’immigrazione e del lavoro. “Non si può considerare l’essere umano solo come forza lavoro da sfruttare alla luce del sole e come un problema di ordine pubblico da nascondere al tramonto”, ha affermato, sottolineando come stranieri, richiedenti asilo e profughi siano spesso indispensabili in molti settori produttivi.

La consigliera regionale ha quindi chiesto alla Regione Friuli Venezia Giulia di smettere di “cavalcare la paura a uso propagandistico ed elettorale” e di sostenere, in linea con le direttive europee, il pieno ripristino di Schengen e la valorizzazione delle popolazioni che vivono lungo il confine con la Slovenia. “I problemi complessi si governano con l’integrazione e la libera circolazione, non certo con la militarizzazione delle frontiere”, ha concluso.

Braidotti: “L’Italia ristabilisca la normalità di Schengen”

Al presidio era presente anche una delegazione del Partito democratico. Il segretario provinciale di Udine Luca Braidotti ha definito importante la partecipazione unitaria al valico di Stupizza-Robič, ribadendo il no al ritorno di barriere interne all’Europa.

“Non vogliamo tornare alla ‘prepustnica’, basta con le barriere ai confini dentro l’Europa”, ha detto Braidotti, chiedendo più sicurezza nei centri urbani e meno spreco di risorse umane e finanziarie nei controlli al confine. Il segretario dem ha richiamato il principio della libera circolazione europea, riconosciuto come fondamentale dalla Commissione europea, e ha evidenziato come anche la Slovenia si stia muovendo verso il ripristino della normalità.

Secondo Braidotti, sul confine servono investimenti in collaborazione e cooperazione, non controlli “molto dispendiosi e per nulla efficaci”. La sicurezza, ha aggiunto, è un bene comune che si ottiene impiegando le risorse dello Stato dove servono davvero, “non dove l’unico obiettivo è la ricerca di qualche spicciolo di consenso elettorale”.

Il M5S: “Difendere Schengen significa tutelare lavoro e qualità della vita”

Anche il Movimento 5 Stelle ha partecipato al presidio con la consigliera regionale Rosaria Capozzi. In una nota condivisa con l’ex consigliere regionale Cristian Sergo, il M5S ha sottolineato che difendere Schengen significa difendere uno dei pilastri fondamentali del progetto europeo: la libertà di circolazione.

Per Capozzi e Sergo, il ripristino della piena applicazione del Trattato è necessario anche per tutelare la competitività, il lavoro e la qualità della vita delle comunità transfrontaliere. I due esponenti pentastellati chiedono di porre fine a una narrazione che rischia di danneggiare ingiustamente i territori di confine, spostando piuttosto l’attenzione sul rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione europea e ai confini con i Paesi non appartenenti all’Ue.

I costi per il territorio

Capozzi e Sergo hanno ricordato che la reintroduzione dei controlli era stata giustificata in un contesto straordinario, legato alle esigenze di sicurezza emerse dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. A distanza di tempo, però, secondo il M5S, quella situazione emergenziale non può diventare permanente.

Le continue proroghe dei controlli al confine, sostengono i rappresentanti pentastellati, avrebbero comportato un danno economico superiore ai 20 milioni di euro nel solo Friuli Venezia Giulia. Ma il tema non sarebbe soltanto economico: a subire le conseguenze maggiori sarebbero lavoratori, pendolari, imprese e cittadini che ogni giorno vivono un territorio fortemente integrato dal punto di vista sociale ed economico.

Il Movimento 5 Stelle evidenzia inoltre il peso sui presidi di polizia, con agenti sottratti al territorio in una fase già segnata da problemi di sottorganico. Anche sul fronte del contrasto all’immigrazione irregolare, concludono Capozzi e Sergo, i dati sui passeur intercettati non mostrerebbero differenze significative rispetto al periodo precedente alla reintroduzione dei controlli, aprendo così una riflessione sull’efficacia delle misure adottate.

La richiesta: tornare alla libera circolazione

Dal presidio di Stupizza-Robič è arrivata dunque una richiesta comune: superare le proroghe dei controlli interni e tornare alla piena funzionalità dell’area Schengen. Per le forze politiche e sociali presenti, la sicurezza dei territori di confine non passa dalla chiusura delle frontiere interne, ma da cooperazione, integrazione e investimenti nei servizi e nei presidi realmente necessari.