Un giovane fotografo friulano al fianco di Steve McCurry a Venezia

A pochi minuti di vaporetto da Piazza San Marco, l’isola di San Servolo si è confermata ancora una volta l’epicentro della fotografia internazionale. Dal 9 al 12 aprile, la settima edizione del Venezia International Photo Festival ha richiamato in laguna professionisti e appassionati da tutto il mondo, offrendo l’opportunità di confrontarsi con quattordici grandi maestri contemporanei. In questo scenario d’élite, c’era anche Aran Cosentino, ventitreenne udinese ormai stabilmente inserito nello staff della manifestazione.

Dall’ombra di Jung alla luce di McCurry

Per Aran, la fotografia è un percorso accademico e introspettivo iniziato con una lode all’Accademia di Venezia e una tesi sull’ombra di Jung, e proseguito ora con la specializzazione a Bologna. Dopo aver assistito nelle scorse edizioni nomi del calibro di Reza Deghati, fotogiornalista iraniano-francese di National Geographic, e Stefan Rappo, storico primo assistente di Peter Lindbergh quest’anno Cosentino è stato scelto per affiancare Steve McCurry.

Insieme al coetaneo Luca Scarbellotto, ha scortato l’autore di uno degli scatti più iconici del mondo tra i riflessi della Serenissima, lavorando come assistente in un workshop dedicato alla street photography.

Quando l’assistente diventa soggetto

Non capita spesso che l’occhio che ha immortalato la “ragazza afghana” decida di mettere a fuoco proprio chi lo sta aiutando. McCurry ha invertito i ruoli: Aran è passato da assistente a soggetto, finendo ritratto nelle foto del maestro tra le calli veneziane.

Un incontro che si è fatto anche personale e umano, con la possibilità per i due giovani di conoscere la famiglia del fotografo e, nell’ultimo giorno di festival, di sottoporre il proprio portfolio a un critico d’eccezione per ricevere consigli mirati.

I consigli del maestro e il futuro

Oltre ai tecnicismi, ciò che resta ad Aran sono le parole dirette di chi la storia della fotografia l’ha scritta davvero. McCurry non ha parlato di teoria, ma di vita: osservare i grandi come Irving Penn, certo, ma soprattutto fare tanta esperienza sul campo.

Un incoraggiamento arrivato anche da Roger Ballen, a cui Aran ha mostrato i suoi lavori legati all’inconscio, ricevendo pareri incoraggianti. Per il fotografo udinese, ormai cittadino del mondo ma sempre legato alle sue radici, Venezia rimane il luogo dove la speranza per l’arte prende forma. “Far parte del VIP Festival significa immergersi in un sogno ad occhi aperti, dove la magia della fotografia si respira pienamente e restituisce speranza per l’umanità”, ha raccontato Cosentino.