Carlo Ginzburg aveva 87 anni.
È morto Carlo Ginzburg, uno dei più grandi storici italiani del Novecento, saggista e maestro della microstoria. Aveva 87 anni. Nato a Torino il 15 aprile 1939, era figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, e nel corso della sua carriera ha insegnato in alcune delle università più prestigiose al mondo, da Bologna a Harvard, da Yale a Princeton, fino all’Università della California a Los Angeles e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
Il suo nome, però, è legato in modo profondo anche al Friuli. Proprio partendo dagli archivi dell’Inquisizione friulana, Ginzburg costruì alcune delle sue opere più importanti, capaci di portare la storia popolare di questa terra al centro del dibattito internazionale. Non il racconto dei potenti, delle grandi battaglie o delle corti, ma quello di mugnai, contadini, credenze antiche, paure, processi e visioni del mondo custodite per secoli tra le carte giudiziarie.
Il Friuli dei benandanti
Il primo grande legame tra Carlo Ginzburg e il Friuli risale agli anni Sessanta, quando lo storico pubblicò “I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento”, il libro che segnò l’inizio della sua carriera scientifica. Al centro dell’opera c’era un fenomeno documentato proprio in Friuli tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento: quello dei benandanti, uomini e donne legati a credenze agrarie e riti di fertilità.
Attraverso i processi dell’Inquisizione, Ginzburg ricostruì un universo popolare fatto di battaglie notturne combattute in spirito, di raccolti da proteggere, di ritualità arcaiche e di un rapporto difficile con l’autorità religiosa. Quelle vicende, nate nei paesi e nelle campagne friulane, diventarono così una chiave per comprendere il rapporto tra cultura popolare, stregoneria e controllo ecclesiastico nell’Europa moderna.
Non era solo una ricerca su un fenomeno locale. Era il modo, nuovo e rivoluzionario, di dimostrare che anche le storie apparentemente marginali potevano raccontare molto di più: la mentalità di un’epoca, le paure collettive, il peso della religione e il tentativo delle istituzioni di ricondurre ogni credenza entro categorie ufficiali.
Menocchio, il mugnaio friulano entrato nella storia
Il legame più noto con il Friuli resta però quello con Domenico Scandella, detto Menocchio, il mugnaio di Montereale Valcellina diventato protagonista di uno dei libri più celebri di Ginzburg: “Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ’500”, pubblicato nel 1976.
Menocchio era un uomo comune, un mugnaio vissuto nel Cinquecento, ma dalle carte del suo processo emerse una visione del mondo sorprendente, originale e lontana dall’ortodossia religiosa del tempo. Leggeva, discuteva, ragionava, interpretava a modo suo la creazione, Dio, la Chiesa e l’universo. Idee che lo portarono davanti all’Inquisizione e poi alla condanna.
Ginzburg fece di quella vicenda friulana un caso storico conosciuto in tutto il mondo. Attraverso Menocchio raccontò il dialogo, spesso conflittuale, tra cultura scritta e cultura orale, tra libri e tradizioni popolari, tra libertà di pensiero e repressione. Un piccolo paese del Friuli, grazie a quel libro, diventò così uno dei luoghi simbolo della microstoria.
La grande storia vista dal basso
La forza del lavoro di Carlo Ginzburg stava proprio in questo: guardare la storia dal basso, partire da un dettaglio, da un processo, da una voce quasi cancellata, per ricostruire un mondo intero. La microstoria, di cui è stato uno dei maestri, ha cambiato il modo di studiare il passato, restituendo dignità storica a persone comuni che per secoli erano rimaste ai margini dei grandi racconti ufficiali.
In questo percorso, il Friuli ebbe un ruolo decisivo. I benandanti e Menocchio non furono semplici oggetti di studio, ma figure attraverso cui Ginzburg mostrò quanto potessero essere ricche, complesse e sorprendenti le culture popolari. Dai villaggi friulani del Cinquecento e del Seicento emersero domande universali: come circolano le idee? Come nasce un’eresia? Che cosa accade quando il pensiero di un uomo semplice entra in conflitto con il potere?
Sono domande che resero i suoi libri fondamentali non solo per gli storici, ma anche per chiunque volesse capire il rapporto tra individuo, società e libertà.
Honsell: “Perdiamo uno storico carismatico profondamente legato al Friuli”.
“Esprimo condoglianze profonde per la scomparsa di Carlo Ginzburg, uno degli storici italiani più carismatici e prestigiosi – commenta il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell – . Era scientificamente e umanamente molto legato al Friuli, a Udine e a Montereale. Pochi giorni fa aveva inviato un messaggio alla commemorazione di Aldo Colonnello”.
“Ebbi l’onore di incontrarlo come rettore e come sindaco di Udine: furono degli incontri di grande ispirazione. Le sue ricerche di microstoria su Menocchio e i benandanti non solo hanno dato al Friuli una maggiore consapevolezza della propria storia, ma hanno anche segnato a livello internazionale – conclude Honsell – la ricerca storica restituendo dignità ai senza storia in tutto il pianeta“.
