Sono 11.560 le assunzioni programmate dalle imprese del Friuli Venezia Giulia nel mese di giugno 2026. Un dato in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 180 ingressi in più, sostenuto soprattutto dalla spinta del turismo e della filiera dell’accoglienza. Nel trimestre giugno-agosto, invece, il fabbisogno complessivo supera i 30mila contratti, pur segnando una lieve flessione rispetto al 2025, pari a 520 entrate in meno.
È quanto emerge dal nuovo Bollettino Excelsior-Unioncamere, che monitora mensilmente e trimestralmente i fabbisogni occupazionali delle imprese del manifatturiero, del commercio, dei servizi e dell’agricoltura. Per il Friuli Venezia Giulia l’elaborazione è realizzata dal Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine.
Il turismo spinge la crescita
A trainare il mercato del lavoro regionale è soprattutto il comparto dei servizi. Nel mese di giugno il settore programma 8.220 entrate, con un aumento del 5,7% rispetto a giugno 2025, pari a 440 assunzioni in più. Nel trimestre giugno-agosto le entrate previste nei servizi sono 21.020, anche se il confronto trimestrale con lo scorso anno registra una lieve diminuzione di 290 ingressi.
Il dato più significativo arriva dalla filiera dei servizi di alloggio, ristorazione e turismo, che concentra 3.010 ingressi nel mese e 7.980 nel trimestre. In questo comparto la crescita prevista è del 13,6% a giugno e del 4,7% nel trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025.
“È la filiera dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi turistici a concentrare una cospicua parte degli ingressi programmati dalle nostre imprese – commenta il presidente della Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo –. Il comparto concentra 3.010 ingressi nel mese e 7.980 nel trimestre, ma la buona notizia è che si prevede un +13,6% nel mese e +4,7% nel trimestre rispetto allo scorso anno, un segnale di fiducia che ci fa ben sperare per questa stagione estiva che sta cominciando, nonostante la conferma del momento internazionale complesso che si riflette inevitabilmente sulla manifattura in particolare, ma di riflesso, specie per i costi di logistica ed energie, su tutti i settori trasversalmente. Un’incertezza che confidiamo tutti possa dissiparsi prima possibile, anche se non riusciamo ancora a vedere chiaramente la fine delle troppe situazioni di conflitto che si sono esacerbate in questi mesi”.
Industria in calo, costruzioni stabili
Più complesso il quadro per il settore industriale, che programma 2.950 assunzioni a giugno e 7.760 nel trimestre giugno-agosto. I numeri segnano ancora una flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: -7,8% nel mese e -2% nel trimestre, soprattutto a causa del calo della manifattura, che continua a risentire delle incertezze dello scenario internazionale.
Le costruzioni, invece, mostrano una sostanziale stabilità nelle assunzioni previste. Per quanto riguarda il settore primario, le imprese programmano 380 entrate a giugno e 1.290 nel trimestre.
Quasi un profilo su due è difficile da trovare
Resta elevato il problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Nel mese di giugno, infatti, le imprese regionali prevedono difficoltà di reperimento per il 49,6% dei profili ricercati.
Tra le figure più difficili da trovare ci sono quelle a elevata specializzazione: i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni risultano difficili da reperire nel 76,1% dei casi, mentre per i profili qualificati nei servizi sanitari e sociali la quota sale all’82,6%. Tra gli operai, spiccano le figure specializzate nelle rifiniture delle costruzioni, con una difficoltà di reperimento dell’81,8%.
Giovani e lavoratori immigrati tra le assunzioni previste
Le opportunità per i giovani restano diffuse. Secondo il Bollettino Excelsior, il 36% delle assunzioni programmate interesserà giovani fino a 29 anni. Per una quota pari al 25%, invece, le imprese prevedono di assumere personale immigrato.
Sul tema della carenza di professionalità interviene anche Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia e vicepresidente vicario di Unioncamere. “Per invertire il trend che attesta la persistente assenza di professioni serve un intervento formativo e salariale fondamentale per tenere le professionalità nel nostro Paese. Dalla conferenza nazionale delle Cciaa italiane di Capaccio Paestum degli scorsi giorni, proprio l’Europa e i giovani sono stati i protagonisti – ha ricordato –. Si è parlato della necessità di ritrovare un’indipendenza italiana ed europea in molti settori, richiamando alla necessità di nuovi percorsi formativi e condizioni migliori per consentire ai nostri giovani di rimanere in Italia appena conclusi gli studi. L’evoluzione della nostra società è così rapida che l’Ue per ritornare a essere punto di riferimento deve diventare “più semplice”, non più ingessata da una burocrazia sovranazionale che mette in difficoltà le imprese, già gravate da adempimenti nazionali non certo irrilevanti”.
Il quadro che emerge è dunque quello di un mercato del lavoro regionale sostenuto dalla partenza della stagione turistica, ma ancora condizionato dalle difficoltà della manifattura e dalla persistente carenza di profili professionali adeguati alle richieste delle imprese.
