Il 17enne è stato trasferito nel carcere minorile.
È stato convalidato il fermo del 17enne accusato dell’omicidio della zia Chiara Guerra, l’insegnante di 53 anni uccisa a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Trieste ha accolto la richiesta della Procura, disponendo per il ragazzo la misura cautelare nel carcere minorile.
Il giovane, ha risposto per circa un’ora e mezza alle domande degli inquirenti durante l’udienza. Al termine, la Procura ha chiesto la custodia cautelare in istituto minorile, richiesta accolta dal Gip con un’ordinanza di una quindicina di pagine.
Le indagini proseguono, si cerca ancora l’arma del delitto
Mentre il quadro giudiziario compie un primo passo, gli investigatori continuano a lavorare per completare la ricostruzione dell’omicidio. Al centro delle ricerche resta ancora l’arma del delitto, che secondo il racconto del ragazzo sarebbe un coltello. Il 17enne avrebbe riferito di averlo gettato nel canale insieme al cellulare della vittima, dopo essersi disfatto del corpo della zia.
Proprio il corso d’acqua resta uno dei punti centrali dell’inchiesta. Dopo la confessione del giovane e il ritrovamento del cadavere, le attività degli investigatori sono concentrate sulla ricostruzione della dinamica, sugli spostamenti compiuti dopo il delitto e sugli elementi che potrebbero confermare quanto dichiarato dal minorenne.
Chiara Guerra uccisa con oltre venti coltellate
Secondo quanto emerso dalla prima ispezione cadaverica, Chiara Guerra sarebbe stata colpita con oltre venti coltellate, in particolare al collo e al torace. Dopo l’aggressione, ci sarebbe stato anche un tentativo di dare fuoco al corpo, probabilmente per cancellare le tracce del delitto.
La 53enne, insegnante di scuola media, era scomparsa da alcuni giorni. Il suo corpo è stato rinvenuto martedì mattina, poco prima di mezzogiorno, nelle acque del fiume Loncon, affluente del Lemene, in località Settesorelle. Il ritrovamento è avvenuto a diversi chilometri dal punto in cui, secondo la ricostruzione, il ragazzo lo avrebbe gettato.
Ad avvistare il cadavere sono stati gli agenti della polizia locale della Città metropolitana di Venezia, impegnati nelle ricerche. Sul posto sono poi intervenuti i vigili del fuoco, che hanno recuperato il corpo, in parte occultato e parzialmente contenuto in un sacco.
Il corpo trasportato con una carriola fino al canale
Nella sua confessione, il 17enne avrebbe raccontato di aver usato una carriola per trasportare il corpo dalla propria abitazione fino al canale. Per raggiungere il punto in cui avrebbe poi gettato la salma in acqua, il giovane avrebbe attraversato anche una porzione del centro di San Stino di Livenza. Il corpo, secondo quanto emerso, sarebbe stato coperto da un grande telo.
La prima ricognizione cadaverica, eseguita all’obitorio di Portogruaro dal medico legale Antonello Cirnelli con il supporto delle forze dell’ordine, ha evidenziato condizioni del corpo alterate sia dalla permanenza in acqua per alcuni giorni, sia dalle ustioni compatibili con un tentativo di combustione successivo all’aggressione.
Il movente e l’allarme lanciato da un’amica
Secondo quanto riferito dal ragazzo agli inquirenti, all’origine della furia omicida ci sarebbe stato un rimprovero della zia. Un diverbio che, sempre secondo il suo racconto, si sarebbe inserito in un contesto di tensioni familiari legate anche alla gestione del patrimonio immobiliare e dei beni dei nonni del ragazzo, genitori della vittima e ospiti di una casa di cura.
L’allarme per la scomparsa di Chiara Guerra era scattato il 13 giugno. A chiamare le forze dell’ordine era stata un’amica della donna, preoccupata perché non riusciva a contattarla da oltre 48 ore. L’ultima volta che qualcuno l’aveva vista o sentita risaliva al pranzo del giovedì precedente. Da quel momento il telefono della 53enne aveva continuato a suonare a vuoto.
