Il progetto del parco eolico sul Monte Craguenza si ferma definitivamente. La firma del decreto regionale che individua formalmente i biotopi del Monte Craguenza e del Monte Joanaz scongiura la realizzazione delle quattro grandi pale eoliche previste tra i territori di Pulfero e Torreano, nelle Valli del Natisone.
Il provvedimento chiude una vicenda che negli ultimi mesi aveva sollevato preoccupazioni tra amministrazioni locali, cittadini, associazioni e comitati, mobilitati per chiedere maggiore attenzione all’impatto dell’opera su un’area ritenuta di particolare pregio naturalistico e paesaggistico.
La decisione viene letta come un passaggio importante non soltanto per la tutela ambientale, ma anche per il metodo seguito: il confronto tra comunità locali, istituzioni, amministratori ed esperti ha contribuito a portare al riconoscimento formale del valore dell’area. Il tema della transizione energetica resta centrale, ma il caso del Craguenza evidenzia la necessità di conciliare la produzione da fonti rinnovabili con la salvaguardia dei territori più delicati.
Miani: “Accolte le preoccupazioni di cittadini e amministrazioni locali”
A esprimere soddisfazione per lo stop al progetto è il consigliere regionale della Lega Fvg Elia Miani, che plaude alla firma del decreto regionale e parla di un provvedimento capace di accogliere le richieste arrivate dal territorio.
“Esprimo grande soddisfazione per il definitivo stop al progetto eolico che prevedeva la realizzazione di quattro grandi pale eoliche sul Monte Craguenza”, afferma Miani, sottolineando come la decisione recepisca le preoccupazioni espresse da amministrazioni locali, cittadini e associazioni che si sono mobilitati per difendere questi luoghi.
Secondo il consigliere leghista, la vicenda dimostra che le comunità locali possono partecipare attivamente ai processi decisionali e contribuire a orientare le scelte verso soluzioni più equilibrate e sostenibili. Miani ribadisce che tutela dell’ambiente e transizione energetica sono obiettivi condivisi, ma devono essere perseguiti nel rispetto delle peculiarità dei territori e delle aree di maggiore pregio naturalistico e paesaggistico.
L’auspicio, conclude, è che questa decisione apra ora una nuova fase dedicata alla valorizzazione del Monte Craguenza e del Monte Joanaz, attraverso iniziative ambientali, culturali e turistiche compatibili con la conservazione di un patrimonio che appartiene all’intera comunità.
Liguori: “Una decisione che conferma il valore dell’ascolto”
Soddisfazione anche da parte della consigliera regionale e presidente di Civica Fvg Simona Liguori, che già nel luglio dello scorso anno aveva partecipato a un incontro pubblico organizzato da amministratori locali, comitati ed esperti del territorio per discutere l’impatto ambientale del progetto nelle Valli del Natisone.
“In quell’occasione avevo ascoltato con attenzione cittadini, associazioni e amministratori locali che chiedevano maggiore trasparenza e approfondimenti su un progetto che avrebbe cambiato per sempre flora e fauna del territorio”, ricorda Liguori.
Per la consigliera, l’individuazione del sito come biotopo, sancita dal decreto del presidente regionale, dimostra come il confronto tra cittadini, istituzioni, amministrazioni locali e mondo scientifico possa contribuire a decisioni più consapevoli e rispettose delle peculiarità dei territori.
“Quello che emerge oggi è il riconoscimento del valore naturalistico di un’area che merita attenzione e tutela”, afferma Liguori, evidenziando come il risultato nasca dall’impegno di tante persone, dalle amministrazioni comunali coinvolte, dalle associazioni e da tutti coloro che hanno scelto di partecipare attivamente al dibattito pubblico.
Secondo la presidente di Civica Fvg, il tema non riguarda soltanto il singolo progetto, ma il metodo con cui vengono affrontate le grandi trasformazioni che interessano le aree interne. Troppo spesso, osserva, questi territori vengono considerati marginali, mentre custodiscono patrimoni ambientali, paesaggistici e culturali di straordinario valore.
“La sostenibilità – conclude Liguori – non significa soltanto produrre energia da fonti rinnovabili. Significa anche proteggere gli ecosistemi più delicati, valorizzare il paesaggio e costruire percorsi di sviluppo che tengano insieme ambiente, persone ed economia locale. La vicenda del Craguenza dimostra che ascolto e partecipazione non rallentano le decisioni: le rendono migliori”.
